G.A.M.
Gruppo Amici della Montagna
Verona
28 Marzo, Spiller: tutto da rifare!!!!!
(Troppo Bello!!!)

E’ sabato, metà pomeriggio quando passo a prendere Paolo. L’appuntamento è alle 17.30 a Verona Est con Paola, Giorgio e Alessandro, destinazione Roana per andare in Spiller l’indomani.
Usciamo dall’autostrada Val Dastico e ci fermiamo ad un bar per una sosta ma anche per aspettare Federico e Davide, provenienti anche loro da Verona ma indipendenti nello spostamento.
Cominciamo a salire verso l’altopiano. Ci fermiamo strada facendo in una pizzeria mangiamo senza troppa fretta e ripartiamo. Raggiungiamo il Rifugio degli impianti sciistici di Verena, parcheggiamo le macchine e partiamo. Zaino in spalla, e vai. Qualcosa di fantastico, non la fatica chiaramente. La luna piena e il cielo stellato ci permettevano di andare avanti senza l’uso della luce, sembrava di essere fuori del mondo, il bosco, la luna piena e la neve creavano un’atmosfera ed un paesaggio da fiaba. Raggiungiamo la Malga Verena, il nostro riferimento per poi dirigerci verso il bivacco dove avremmo pernottato.
Fino a quel momento le cose erano andate anche abbastanza bene, non ero una scheggia ma me la cavavo, da li comincerà una prova di forza tra me e la neve. Infatti, mentre i miei compagni hanno le ciaspole io ne sono sprovvisto. Il peso dello zaino aggiunto al mio con la mancanza delle ciaspole fa si che sprofondo anche fino a mezza coscia. Paolo mosso da compassione mi propone di tutto per compensare la situazione, ma la mia testa è abbastanza dura. Raggiungo in qualche modo il punto da salire. Prendo atto della situazione. Giorgio e Federico proseguono, Paolo rimane per la compagnia e Alessandro ritorna con le ciaspole di Davide: riesco a proseguire.
Raggiungiamo il bivacco. Chiaramente gli altri avevano fatto in tempo a sistemarsi, accendere la stufa e scaldarsi un po’. Nel giro di poco andiamo a dormire, ci vorrà un po’ di tempo per sistemarci, lo spazio e ridotto e quindi dobbiamo organizzarci. Oltre ad un giaciglio di fortuna a complicare la situazione sonno c’è anche il passaggio dall'ora solare a quella legale: si dorme di meno avendo faticato molto di più. Siamo un pochino masochisti.

La notte passa tra momenti di sonno profondo e momenti di veglie accompagnate da concerti d’ottoni. La mattina è arrivata con tutto il suo splendore, uscire dal rifugio vedere il manto di neve bianco che ci circonda, il bosco e la vallata davanti a noi è stato veramente fantastico.
Si decide di attraversare il bosco per raggiungere la grotta in poco tempo, in linea d’aria sono 700 metri. Cominciamo a scendere, loro per il bosco io nella neve. Alessandro mosso da non so quale sentimento si fa carico di portarmi lo zaino per alleggerirmi a di conseguenza ho la possibilità di muovermi meglio e di utilizzare, per qualche metro, il mio lato “b” come un bob.
Raggiungiamo l’ingresso della grotta. Ci si presenta davanti direttamente il 60. Paolo ed io preferiamo fare il solo primo pozzo. C’è da pensare che dobbiamo tornare e per quanto breve sia il percorso sarà in ogni caso difficile.
Scendiamo per ultimi. Per quello che ho potuto vedere la grotta è veramente bella e alle sue concrezioni calcaree si sono aggiunte le colate e le cascate di ghiaccio. Veramente uno spettacolo incredibile. Risaliamo direi anche abbastanza velocemente. Sistemiamo il materiale, non togliamo neppure la tuta e l’imbrago e partiamo praticamente appena usciti. La Paola e Giorgio devono ancora uscire mentre Federico e Alessandro ci hanno raggiunti. Partiamo, si fa per dire, faccio due passi e mi trovo sprofondato nella neve. Ci sono 3,5 chilometri alle macchine! Alessandro si rifarà carico di portarmi lo zaino. Paolo ed io andiamo. Ho promesso ad Alessandro che comprerò le ciaspole e lo farò, perché ogni altro passo sprofondo nella neve, alcuni tratti, pochi metri li ho fatti a gattoni per cercare di ripartire il peso sui quattro arti. Dopo vari tentativi, Paolo mi ha imposto di prendere le sue ciaspole e lo zaino. Io sono nettamente più pesante di lui, zavorrato ma con le ciaspole gli avrei battuto la pista meglio di quello che lui avrebbe potuto fare per me. Devo assicurare che aveva ragione. La stanchezza si fa sentire. Siamo entrambi fuori allenamento, abbiamo dormito poco e faticato tanto. Raggiungiamo la Malga dei Quarti è il primo riferimento preciso che abbiamo. Proseguiamo per Malga Verena, l’abbiamo già vista la notte prima. Da li preseguiremo sullo stesso sentiero fatto all’andata, diventa più facile avere dei riferimenti precisi su distanze e difficoltà. Sappiamo che il resto del gruppo ci avrebbe raggiunto, sono più allenati e con più fiato di noi. Puntualmente, poco prima della Malga Verena siamo stati raggiunti e superati. Non aveva senso fare da tappo. Alessandro, Federico e Davide si fermano alla malga, noi andiamo avanti tanto ci avrebbero ripreso. Con il nostro passo lento andiamo avanti.

Il sole di domenica ci fa vedere un paesaggio completamente diverso da quello della notte, sicuramente bello ma meno fiabesco e affascinante. C’è la possibilità di ammirare il panorama di avere dei punti di riferimento, di accorgerci che siamo sovrastati dalle montagne, riusciamo a vedere dettagli poco distanti da noi che non avevamo notato il giorno prima. Ad un tratto comincia anche a nevicare, ci prova per la precisione, quel tanto che basta per la nostra felicità. Situazione un po’ più vacanziera rispetto a quella della notte. Il caldo si fa sentire nonostante la quota, siamo a circa 1600 metri d’altezza. Riusciamo anche ad abbronzarci. Andiamo avanti, ci raggiungono anche Giorgio e Paola. Il gruppo geriatria, come l’aveva definito Giorgio venerdì, si ricompone. Cominciamo a scendere e la cosa fa bene al morale. La strada da percorrere è ancora molta ma la neve battuta e la discesa alleviano la fatica. Raggiungiamo la strada asfaltata, Davide ci viene incontro, la sola Paola non cederà lo zaino.
Mi ricordavo ci fosse meno strada dall’inizio del sentiero all’auto e invece ce né ancora un bel pezzo e per giunta in salita.
Ci cambiamo, saliamo in macchina e cominciamo il ritorno. Ci fermiamo strada facendo per mangiare qualcosa. Siamo così stanchi d’avere anche poca fame.
Dopo poco più di un’ora siamo a casa di Paolo. Scarichiamo il suo materiale a bordo strada. Riparto. Non posso fare a meno di notare il Poliziotto della Municipale che si ferma a chiedere spiegazioni, che l’abbia scambiato per un polacco che smantella il banco? Non lo sapremo mai.
Raggiungo casa, scarico dalla macchina lo stretto indispensabile. Metto la roba a lavare, doccia, pasticcio e letto. Sono distrutto ma contento. Ho faticato non poco ma ho avuto la soddisfazione di fare un giro fantastico, ciaspolata notturna con luna piena e un cielo stellato che neppure avendolo disegnato sarebbe stato così bello, pomeriggio nuovamente in giro in mezzo alla neve e come intermezzo giretto in grotta giusto per fare un po’ di palestra tecnica. La forma fisica è chiaramente quello che è ma cosa importa. Di questi due giorni di fatica mi rimarranno impresse altre cose oltre all’immagini da sogno, l’aiuto di Paolo, Alessandro che si fa carico del mio zaino, il sostegno tra la Paola e Giorgio il commento di Federico arrivati alla macchina: “coraggioso a venire senza ciaspole”. Tutte cose che fanno bene anche al morale. Spero che l’anno prossimo ci sia la possibilità di ripetere la cosa, da parte mia un po’ meglio attrezzato e allenato, perché sono stati due giorni indimenticabili.
Alessandro B.