G.A.M.

Gruppo Amici della Montagna
Verona



Chiapas 13 - 30 novembre 2009

ABSTRACT: Due soci del gruppo (Annichini Giorgio e Mosconi Alessandro) hanno partecipato alla spedizione speleologica in Messico organizzata dall’associazione La Venta.
La prima settimana il gruppo di 17 persone si è diviso in tre gruppi autonomi ognuno dei quali, accompagnato da guide locali, ha investigato una porzione di territorio nelle vicinanze del Rio La Venta alla ricerca di grotte inesplorate. Abbiamo passato 4 notti in tenda all’interno della giungla. Il nostro gruppo ha esplorato 8 grotte nuove in 3 giorni per un totale di circa 350 m di sviluppo.
L’ultima sera è stata anche vista la Cueva del Clarin già esplorata ne 1998.
La seconda settimana ci siamo spostati a Tuxtla. Qui, su indicazioni di amici speleo messicani, è stata riarmata, topografata ed esplorata la Cueva del Puercoespin. Nel corso delle esplorazioni è stata trovata una via nuova che, dopo una serie di saltini, conduce ad una condotta attiva. Abbandonato l’attivo si entra in un canyon fossile che conduce ad un pozzo di 100 m e 30 m di diametro. Sono stati rilevati circa 1300 m di grotta di cui 644 nuovi.


Sono passati ormai due mesi dal nostro rientro dalla spedizione in Messico e solo ora mi decido a buttar giù quattro righe in merito a questa avventura.
Tutto ebbe inizio a settembre. Con Alessandro e Paolo siamo stati invitati dai patavini ad una festa di fine estate presso la loro sede. L’esperienza di convivenza durante il raduno speleologico in Sardegna che si era tenuto in aprile (ICNUSSA 2009) ci ha uniti.
Proprio durante questa serata Francesco, in un momento di probabile delirio, chiede a me ed a Ale se siamo disponibili per una spedizione speleologica in Messico organizzata da La Venta, un associazione di esplorazioni e ricerche geografiche. Discesa in forra (Rio Juquila) di alcuni giorni per Ale, esplorazioni speleologiche a La Huerta per me.
Sinceramente la richiesta mi ha colpito, non me lo sarei mai aspettato anche se da sempre avrei desiderato partecipare ad una spedizione all’estero. Da subito sono stato felice ed entusiasta della prospettiva. Ancora una volta il mio destino speleologico risulta legato a Francesco. Già nel 2005, infatti, grazie alla sua “malsana” idea di realizzare il film ho avuto l’occasione di andare in Sala Nera in Preta. Ora, a distanza di qualche anno, mi si presenta la possibilità di partecipare ad una spedizione all’estero, dall’altra parte del mondo. Otto giorni nella giungla lontano dalla civiltà, cosa sarà?!?!?
Purtroppo questo programma iniziale è destinato a saltare. Le comunità di campesiños di Juquila, che si sono riunite in assemblea ad un mese dalla nostra partenza per concederci il permesso e l’autorizzazione ad entrare nei loro territori hanno deliberato: “questa spedizione non s’ha da fare, almeno a Juquila“. La spedizione è obbligata a spostarsi più a sud, in Chiapas.
Poco importa!!! Almeno per me.
Andare da una parte o dall’altra non cambia nulla. Posto nuovo è l’uno, posto nuovo è l’altro. Lo spirito di avventura, il desiderio di vivere nuove esperienze, di conoscere nuove persone, esplorare e conoscere nuovi mondi, di fare semplicemente speleologia non viene minimamente scalfito, anzi. Gli inconvenienti possono essere sempre in agguato, ma, se presi con lo spirito giusto, possono anche rendere più interessante il viaggio.
Ecco come descrissi gli eventi il giorno prima della partenza:

“inesorabile si avvicina la partenza
un po' di casini sono successi. la meta è cambiata.
l'assemblea dei campesinos non ha dato il lasciapassare per entrare
nelle loro terre. hanno fatto ben due riunioni (l'ultima domenica
scorsa) ma in entrambe ci hanno negato i permessi. così si è dovuto, e
si sta ancora, organizzare per il chapas. la squadra torrente sarà
eliminata e si unirà a tutti gli altri.
il tutto presenterà minori problematiche logistiche.... certamente
che mancherà il fascino di una camminata di un giorno per raggiungere
il bananeto dove si sarebbe dovuto installare il campo e ai forristi
mancheranno i 2 giorni di avvicinamento nel deserto e i 4 giorni da
passare all'addiaccio..e pensare che ale si era fatto una cultura
personale su tex willer per imparare le tecniche di sopravvivenza nel
deserto!!
il nuovo campo sarà raggiungibile con gli automezzi.
per contro la zona del chiapas è molto più carsica rispetto all'altra
e le grotte hanno dimensioni ragguardevoli..non sappiamo ancora quali
saranno i nuovi obiettivi della spedizione, francesco ce li illustrerà
durante la traversata.
se possibile cercheremo di inviare mail e di scrivere dei testi per
aggiornare il sito. sicuramente faremo un diario di bordo scritto a
mano che provvederemo a scrivere e a mettere sul sito al nostro
ritorno.

Hasta luego
gio e ale”

Finalmente arriva il giorno della partenza, il giorno più lungo, un venerdì 13 che, a causa dei fusi orari, per noi durerà 31 ore. Alla faccia della superstizione!!
Nonostante ciò il volo è regolare, non ci sono ritardi. A Madrid ci si incontra con i compagni di spedizione partiti da Roma con i quali si familiarizza da subito. Si arriva a Città del Messico in orario. La ad attenderci oltre a Beba ci sono la corriera, il caldo, le grotte, lo smog della città, un mucchio di emozioni e di inconvenienti e tutti i sacchi partiti dall’Italia meno uno Già i sacchi!!! Che incubo!!! Ed è solo l’inizio!! Prendi i sacchi dal nastro trasportatore, mettili sul carrello, toglili da carrello, abbandona il carrello, trasportali a mano all’ingresso dell’aeroporto, poi caricali in spalle e mettili sulla corriera!!! Quante volte queste operazioni verranno fatte?!?!?
La prima notte così distante da casa la affronto in corriera, tentando di dormire. Abbiamo una corriera da 50 posti solo per noi, due sedili a testa ma lo stesso non è semplice dormire! Nonostante si sia svegli da oltre 20 ore si dormicchia, rannicchiati in posizione fetale.
“Solo” 14 ore di corriera e siamo a Tuxtla, prima a pranzare con tortillas poi al giardino zoologico della città a familiarizzare con le simpatiche bestiole che incontreremo nella giungla durante il nostro campo. Nauyaca, ragni di ogni tipo serpenti, felini, coccodrilli sono gli ospiti del parco.
Arriviamo nel pomeriggio a Cintalapa, ci sistemiamo in albergo dopo aver ovviamente preso i sacchi, scaricato i sacchi depositato i sacchi e trasformato la hall dell’albergo in un magazzino.
Qui, dopo l’incubo sacchi ha inizio anche l’incubo dei permessi e delle autorizzazioni, ma il sogno continua!!
La domenica e il lunedì mattina, infatti, passano fra l’incertezza:
“si, si va qua!”,
“no, si va la!”,
“no, nemmeno la ci vogliono!”
“ma allora che famo?”
“anzi si ci vogliono!”
Svuota i sacchi, prepara i sacchi, dividi i sacchi sposta i sacchi.
Alla fine andiamo a Cardenas, Rancho Monte Cristo. Di qui ci divederemo in tre gruppi.
Il susseguirsi degli eventi è descritto in una mail che riesco a scrivere in due momenti distinti:

“Ciao ragazzi
Qui tutto ok…o quasi…
Siamo arrivati a cintalapa,
cittadina a sud di tuxtla, ieri nel tardo pomeriggio... ovviamente el
nono si è beccato un raffreddore a causa dell’aria condizionata in
aereo. Atterrati a città del messico ci siamo fatti tutta la notte in
pullman (quasi 1000 km) fino a tuxtla dove siamo andati a vedere un
giardino zoologico per conoscere i simpatici animaletti che
incontreremo nella foresta!!! Torniamo al nono….appena arrivato in
albergo si è coricato a letto e dalle 17 circa ora locale si è
svegliato stamattina alle 8!!! Non male 15 ore di sonno!!! Ma ora l’è
un leon!!! Mosconi si è dovuto sorbire tutti gli scatarramenti e non ho
ancora capito se ha dormito!!!
Stamattina giretto per la città di
cintalapa. Sembra di essere in un film. Ci sono 25 gradi..forse più.
Novità di stamattina è che forse salta anche il programma in chiapas…ci
sono dei problemi con le autorità locali..non si capisce bene certo che
partire di venerdì, pure il 13 e in 17 non sta portando bene!!!
In ogni caso dovremmo riuscire a fare la discesa del rio la venta con le canoe
e vedere le grotte che si aprono sulle sue sponde tra le quali la cueva
del rio la venta
I compagni di viaggio sono proprio degni..nonostante
tutto la gita sta procedendo alla grande

Sono passate un po’ di ore da
quando ho scritto le righe sopra.. la spedizione
parte!!! Saremo tre squadre. 2 da 6 e una da 5. el nono e ale ovviamente
sono nella stessa squadre con Roberto da trieste Giorgio e Luca da
Padova e Pierpaolo da roma (credo)…
Saremo nella giungla per 5 giorni.

Difficilmente riusciremo a farci vivi prima di sabato/domenica

Hasta a
todos

gio e ale”

Pierpaolo è sardo!! El Nono sarei io!!
Si riesce anche a fare un giretto vicino all’albergo e vedere la gente, gli abitanti, capirne gli usi, i costumi i modi di comportarsi. Una donna è affascinata dai capelli di Giorgio, il rasta, le dice che ha fatto un voto a S Antonio 10 anni fa, sarà vero? Ma la cosa ci fa ridere. In un chiosco all’angolo chiediamo un caffè, ci manda dietro, non nel retrobottega ma in un vicoletto a lato del chiosco stesso, qui scopriamo un mondo, c’è tutta una serie di negozietti che non ti aspetteresti mai di trovare. Anche una specie di ristorante dove andremo a mangiare fra gli sguardi affascinati e stupiti dei bambini. Si divertono a giocare con noi. Ci intrufoliamo fra i vicoletti e arriviamo ad un mercato delle verdure e della carne. Pezzi di bovino e suino appena macellati appesi via, le mosche fanno festa.
Il pomeriggio carichiamo il materiale (ovvero i soliti 34 sacchi!!!!) su un camion. Noi ci sistemiamo sui pick up, ne abbiamo tre a disposizione, cassone o abitacolo non fa differenza, qualcuno decide di fare il viaggio nel cassone del camion, carro bestiame!! Ma non ci faranno la multa? Dopo un po’ ti rendi conto che è normale. E qui si potrebbe aprire una trattazione sul concetto di “normale”. Ovviamente la tralascio.
Sembra di viaggiare nel tempo. Già in città, rispetto alle nostre, sembra che il tempo si sia fermato a decenni fa. Man mano che ci si allontana questa sensazione si fa sempre più forte. Si entra in mondi dove l’uomo sembra sia mai penetrato. Quando ci fermiamo ad ammirare il paesaggio che ci circonda il nostri occhi si perdono verso l’infinito, l’orizzonte è una linea non meglio definita, sotto verde e sopra l’azzurro del cielo. Distante si vede il canyon del Rio La Venta. Fra noi una distesa di picchi intervallati da valli, il tutto ricoperto da una folta vegetazione che sembra custodire gelosamente quei luoghi! Come i tipici turisti giapponesi in gita a Venezia o in piazza Brà a Verona estraiamo le nostre digitali e scattiamo le consuete foto da far vedere agli amici. Fredde istantanee che non sono in grado di trasmettere i profumi, le sensazioni, le emozioni, il senso di impotenza che si prova di fronte a quei luoghi. Anzi li appiattiscono, tolgono loro la profondità. Solo chi ha visto e vissuto quei momenti può riportarli a se quando riguarda la foto.
Durante la transumanza dalla città al rancho passiamo anche vicino a delle piccole comunità che vivono in baracche costruite a bordo strada. Ogni tanto si vede una scuola, tutti però hanno un rudimentale campo da calcio. I bambini ci salutano e sorridono al nostro passaggio.
Il rancho è costituito da due baracche di legno, una un po’ meno baracca dell’altra e dislocata su due piani, è quadrata e posa su una gettata di cemento. Una veranda, sempre in legno, corre lungo tutto il perimetro. Sembra fatta apposta per dormirci sotto. La seconda, quella più baracca, è abitata da una famiglia, i braccianti. Il bagno è una casotta quadrata in mezzo al giardino. C’è pure un lavatoio utilizzato per pulire un sacco, durante il trasporto si è rotta una bottiglia di olio!
Attorno il nulla o meglio tutto ciò che non ha a che fare con gli agi e i confort della nostra società. Ma che posto! Il rancho è in mezzo ad un giardino coltivato, attorno la selva. Si fa l’imbrunire, chi divide i sacchi per i tre gruppi, chi si prepara il letto, chi prepara cena al piano terra ognuno ha qualcosa da fare. Anche gli infermieri. Il primo piano si sta via via trasformando in un ospedale. Io ero stato poco bene all’arrivo ma poi è passato tutto. Luca ha la febbre, alla mano un po’ tutti se la provano e tutti scoprono di averne. Le uniche “salve” sono le donne del gruppo. Che tempra!!
La sera ci si corica sotto la veranda. Verso mezzanotte inizia il diluvio. Due forti scrosci d’acqua in cui sembra che per alcuni minuti qualcuno abbia pensato di vuotare secchi d’acqua sulle nostre teste tentano di disturbare il nostro sonno e quasi ci riescono!!!
Le prime luci dell’alba ci sussurrano dolcemente che è ora di alzarci. La giornata sarà lunga. Circa tre ore di cammino, poi sistemazione del campo e chissà!! Il nostro gruppo è autonomo. Abbiamo due cavalli in sei, ci portano buona parte del materiale anche se qualcosa da portarsi in spalla rimane comunque. Gli altri invece fanno una parte del cammino insieme, poi un gruppo si ferma e l’altro prosegue. Abbiamo dei telefoni satellitari per comunicare, la sera dalle sette in poi le comunicazioni. Se non si riesce alle 7 tentativi ogni ora per non scaricare le batterie.
Caricate le bestie si parte! Noi per ultimi.
Due ore e mezza a vagar per sentieri che a tratti sono inesistenti. Pedro e Pablo, le nostre guide, sono obbligati a farsi strada col macete. Noi li seguiamo fiduciosi ma anche preoccupati per i possibili incontri sia col mondo animale sia con quello vegetale. Non c’è solo il rettile strisciante da temere ma anche le piante. Non sono mortali ma fastidiose si!
Pensiamo che un paio di giorni prima abbiamo fatto fatica ad identificare all’interno di una teca di mezzo metro quadro la Nauyaca ora che ci troviamo nel suo mondo riusciremo a vederla in tempo o ci attaccherà all’improvviso? Questo ci fa sorridere.
Arriviamo al luogo dove allestire e montare il campo. È un pianoro, come ne abbiamo passati parecchi nel nostro cammino, che l’uomo sta tentando di sottrarre alla giungla, circondato da montagne più alte di circa 200m. Le montagne, quelle si, sono ancora proprietà della vegetazione.
Il campo è a circa 900m.
Un piccolo corso d’acqua attraversa quei terreni e si getta nella Cueva del Clarin a circa 50 m dalle tende. Finalmente!! Dopo tanto scrivere appare la parola Cueva!! Ma non è ancora il suo momento.
Non ho il tempo di posare lo zaino che le guide accompagnano me, Giorgio, Tullio e Gianni a vedere degli ingressi, le esplorazioni verranno fatte domani con gli altri. Tra una cosa e l’altra camminiamo altre 3 ore.
Al ritorno al campo lo troviamo vuoto, gli altri sono stati a veder una grotta lì vicino. Si presenteranno più tardi con delle banane..che buone!!
La sera piove. Riusciamo a malapena a farci cena, grazie a Giorgio che sotto l’acqua cuoce la pasta e tiene acceso il fuoco.
È buio, piove così alle otto di sera siamo già a letto. Le tende sono due da tre posti. Io Giorgio e Pier siamo insieme. Nell’altra ci sono Luca Ale e Roberto. Si sta stretti ma si riesce ad addormentarsi, e anche in fretta per la verità. Subito cala anche il silenzio sul campo disturbato dal ticchettare della pioggia sulle tende…ma non ci si fa caso.
“Stoc!!” “Stoc!!” “Stoc!” “Stoc!”
“Ma che ore sono?”
“le 5:30!!”
“Cosa!!!???”
“Ma chi fa sto casino!!”
“È Pablo col macete che prepara legna”
“Cazzo!!! ma lui non dorme!!”
“Vabbè ieri siamo andati a letto con le galline tanto vale alzarsi”
I primi raggi del sole nascosti dietro la nebbia rischiarano l’aere. Il fuoco è già acceso. Pablo ha procurato legna col suo macete. Si consuma una abbondante colazione. Oggi finalmente si va in grotta!! Le cuevas ci aspettano.
Prepariamo il materiale, potabilizziamo l’acqua col disinfettante e si parte. Torniamo nella zona che con Giorgio avevo visto il giorno precedente. Pierpaolo si ferma al campo. Sta poco bene.
Dopo circa un paio d’ore di cammino nella giungla arriviamo al primo ingresso. Non è uno di quelli visti il giorno prima. In accordo con Tullio chiameremo le grotte trovate MHP dalle iniziali del padrone del terreno seguite da un numero progressivo, in questo caso MHP3.
Si tratta di una cavità ad andamento prevalentemente orizzontale che si sviluppa prevalentemente in direzione N-S a pochi metri dalla superficie. L’ingresso apre in una piccola valletta. Sono presenti 2 ingressi a pozzo che necessitano di calata in corda di circa 10 m. Vi è una scarsa presenza di concrezioni. L’acqua ristagna in 2 piccoli laghetti profondi circa 20-30 cm. La grotta ha uno sviluppo di una sessantina di metri. Io e Ale iniziamo il rilievo mentre gli altri si spostano vicino a esplorare un'altra cavità.
A sera, prima di tornare al campo verso l’imbrunire, rileviamo ed esploriamo anche MHP4 e MHP5
La prima è una cavità più estesa della precedente (120 m circa) è caratterizzata da una galleria la cui volta è crollata in ben 5 punti lasciando spazio ad altrettanti ingressi. Noi abbiamo fatto una calata di pochi metri ad una delle due estremità della galleria. Dalla parte opposto la stessa si getta in un pozzo profondo poco meno di dieci metri.
La seconda invece è un buchetto fessura profondo circa cinque metri tanto che entrano solo Roberto e Alessandro. È perfettamente allineato con la MHP2 che rileveremo domani e distante poche decine di metri.
Al campo c’è Pierpaolo che ci attende.
In tutta la giornata abbiamo consumato solo una o due barrette energetiche e bevuto pochissimo così a cena fagocitiamo ogni cosa.
È la mattina di giovedì 19 novembre e una nuova giornata di esplorazioni ci attende. La sera prima siamo andati a letto sempre presto e anche stamattina siamo stati svegliati dai colpi di macete di Pedro e Pablo. I due hanno dormito nell’abside della nostra tenda!!
Oggi cerchiamo di portarci via un po’ di acqua in più. Il tempo è migliore rispetto a ieri..c’è il sole. Il territorio è tutta una serie di radure semipianeggianti attorniate da dossi che noi dobbiamo valicare per raggiungere la radura vicina. A tratti i soliti Pedro e Pablo si fanno strada col macete. Ci si addentra nella giungla, bisogna stare attenti a quali alberi appoggiare le mani, ce ne sono di spinosi e le spine fanno male, non abbiamo visto serpenti ma delle vacche divorate da un giaguaro si. Per fortuna il felino non si fa vedere. Mangiamo dell’uva di montagna, un frutto che dell’uva non ha proprio niente e Pedro ci fa bere l’acqua direttamente da una pianta simile alla liana.
Nel corso della giornata abbiamo rilevato due grotte, quelle che ci avevano accompagnato a vedere due giorni or sono. La prima è la MHP1.
Si tratta di una cavità ad andamento prettamente verticale. L’ingresso è un pozzo di circa 15 m di profondità e di circa 5 metri di diametro. Il salone alla base del pozzo presenta i segni del crollo della volta. Mentre Ale e Roberto armano una via io vado a vedere un altro buchetto presente alla base del pozzo e risalgo su una colata fossile. Il primo è un cunicoletto lungo pochi metri, con qualche concrezione. La risalita invece è più interessante. Conduce ad una grande nicchia a metà pozzo. Da un lato un cunicolo porta in un'altra sala concrezionata. C’è un'altra risalita su colata da fare. È più impegnativa della precedente e sono solo così torno dagli altri.
Rispetto a dove li avevo lasciati i miei compagni hanno sceso un pozzetto e sono fermi in una piccola saletta e Ale sta tentando di passare una buca dal lettere, quando mi vede desiste e mi lascia il posto. Io passo!! Tre metri sotto i piedi toccano terra su una colata. C’è anche qualche concrezione come nella saletta appena abbandonata. Scendendo la colata si è in un attivo.. le premesse sono buone, sembra andare!! Vado a valle, fatti pochi metri l’acqua e il soffitto della grotta si incontrano un caloroso abbraccio. Sifona!! Torno indietro e percorro la parte a monte. È più alta, si sta in piedi. Faccio pochi metri e allarga:
“che bello dai che va!!” penso
Nemmeno il tempo di finire il pensiero e mi accorgo che l’acqua proviene da una bassa fessura impraticabile. Non ci sono altre prosecuzioni. Torno indietro dagli altri per raccontare quello che ho visto. Nel dietrofront il mio sguardo è catturato da una macchia bianca su una colonna, metto a fuoco ed ecco la sorpresa: trattasi di spider nero che ha trovato in quel loco il suo habitat ideale.
Roberto tenta di scendere.
“Vengo giù così faccio due foto e rileviamo insieme.”
“Passami la roba e scendi”
“Arrivo” ….”ARGH STRUMP AGAAYXASXVA non passo!! Sei capace di rilevare da solo?”
“Bhè ci provo qualcosa inventerò!”
poco dopo mi ritrovo faccia a faccia col ragnetto…è proprio brutto!!
Ritornato dagli altri rileviamo quanto visto, anche quello che avevo esplorato da solo ed usciamo.
Ci spostiamo al MHP2 il grosso antro vicino al MHP5. Questa cueva è abitata da una colonia di circa 200 esemplari di pipistrelli. Sentirseli volare sopra la testa da una strana sensazione. Sembra ti vogliano colpire ma se stai fermo loro ti evitano!
Anche oggi abbiamo bevuto e mangiato poco.
Al ritorno al campo ancora una serata geriatria, alle 19:00, le 20:00 quando siamo in forma siamo a letto. Tentiamo anche delle comunicazioni via satellitare con gli altri. Noi abbiamo rilevato 5 buchetti finora..loro nemmeno quelli. Riescono anche a comunicarci che il campo sabato dovrà terminare. Rientreremo tutti al Rancho di Monte Cristo in quanto abbiamo ricevuto una denuncia.
Tutto è da riorganizzare. Comunque si pensa a terminare il campo. Poi si vedrà.
La mattina dopo io rimango al campo gli altri tornano in avanscoperta. Sono solo e mi godo quella pace e quella tranquillità che a casa è difficile provare. Nemmeno sul monte bianco si può sentirsi così soli e in pace visto la grande massa di escursionisti che frequenta le nostre montagne!! L’Italia sembra un lontano ricordo. Ormai mi sento talmente i sintonia con quei luoghi che sembra mi siano sempre appartenuti. Mentre sono svaccato in tenda arriva Ramon. Si chiamerà così? Il nome sinceramente non lo ricordo, ricordo solo che inizia per R e un nome comune è Ramon..il calcolo delle probabilità!!
Fra le prime cose che dice mi fa capire che ho una zecca sulla schiena. Mi chiede l’accendino e inizia a scaldare la bestiola. Nonostante lo conosca da pochi minuti e mi stia “bruciando” la schiena mi fido lo lascio fare tranquillo. Anche poco dopo, allorché l’accendino si è scaricato e prende un tizzone ardente dal fuoco non provo timore per ciò che mi può fare..un marchio a fuoco sulla schiena..come i cavai!!!
Alla fine la zecca cede. È nelle sue mani. Me la mostra e la butta sul fuoco.
Mi porta a visitare un'altra grotta a poche centinaia di metri dal campo. Gli altri rientrano che non sono ancora le tre. È l’ultimo giorno e domani si torna al rancho. La stanchezza inizia a farsi sentire. Sono quattro giorni di continuo movimento, senza mai fermarsi.
Nonostante tutto decidiamo di entrare in Clarin, la grotta che apre nelle vicinanze delle tende.
Prepariamo anche Pedro, una pentola in testa legata con un elastico, una tikka e un imbrago fatto con cordini!!
Io e Ale andiamo avanti e armiamo il pozzo da 30 mentre gli altri fanno foto. Da subito si entra in acqua. Il pozzo è tutto sotto cascata, fortuna che sia la grotta che l’acqua sono calde. Le pareti del pozzo sono tutte una lama. Le corde sono messe a dura prova. Alla base del pozzo il delirio, una galleria semicircolare, percorsa dal corso d’acqua attende solo di essere illuminata dai nostri led e di farsi ritrarre dalle macchine fotografiche. Ambienti ampi, colate e concrezioni sparse un po’ qua e un po’ là, da una parte c’è anche un cimitero di granchi. Poco più avanti un pozzo da 40 che non scendiamo. Siamo già contenti e felici per quanto appena visto. Domani inoltre ci attende il ritorno al Rancho di Monte Cristo e il ricongiungimento con gli altri.
Smontiamo, non senza commozione, il campo. In quel posto rimane un seppur breve momento della nostra vita. Abbiamo vissuto esperienze e attimi che mai avrei pensato di vivere. Abbiamo camminato per ore con zaini pesanti sulle spalle in mezzo a una vegetazione e ad una fauna completamente sconosciute, alla fine non la percepivo nemmeno ostile non ci facevo più caso. Abbiamo mangiato banane che per noi sarebbero invendibili, i messicani non le mangiano perché stoppose..ma che buone!! Ci siamo dissetati da una liana!! Abbiamo cenato all’addiaccio senza una tettoia quando pioveva! Che gioia mettere i piedi nell’acqua dopo una giornata di cammino!! Meno era indossare la maglietta bagnata dal giorno prima!! Che culo Roberto che ha avuto un incontro ravvicinato con un serpente corallo.. e noi a domandargli se si trattasse del falso corallo!!! Chi davanti a un rettile colorato giallo rosso e nero avrebbe il tempo di controllare l’ordine dei colori? Se quello si incazza sono cazzi!!! E delle vacche divorate dai giaguari vogliamo parlarne?
Il rientro al rancho viene effettuato percorrendo a un altro sentiero. Ad un tratto è talmente stretto che i cavalli col carico non ci passano. Viene scaricato e ricaricato tutto. Il terreno è costituito da uno strato di una decina di cm di fango e pantano.
Questo rimane l’unico inconveniente che ci capita nel ritorno. A pranzo siamo nuovamente al rancho, mettiamo le attrezzature ad asciugare e ci riposiamo. Nel frattempo arrivano anche gli altri. Si raccontano le proprie esperienze. È bello rivedersi dopo 4 giorni. Ci viene anche spiegato meglio il discorso della denuncia. Potevamo rimanere in quei posti ancora quanto si riteneva opportuno, ci era stata semplicemente vietata l’attività speleologica!! Anche la prevista immersione che avrebbe dovuto effettuare Pierpaolo accompagnato da Luca, Roberto, Giorgio e Ale a Los Bordos è saltata.
Un po’ con la coda fra le gambe per le poche grotte esplorate e soprattutto per la brusca interruzione del campo ricarichiamo i sacchi nel camion e ci saliamo sopra per rientrare a Cintalapa, lo stesso albergo delle prime notti.
Siamo in dodici nel cassone del camion!! Guardo le facce e gli sguardi della gente che con me sta vivendo questi attimi. Li ho ancora scolpiti nella memoria come se fossero impressi nei cartoncini di un istantanea. Visi stanchi e quasi persi ma rilassati e tranquilli. La vita caotica e stressante dell’Italia è lontana anni luce. L’aria, il sole, l’atmosfera, i profumi, gli odori, i paesaggi sono unici, stimolano piacevolmente la nostra mente che, per ringraziarli, li porterà sempre con se.
Dopo un oretta abbondante siamo in città. Ormai è buio.
Scarica i sacchi!! Sposta i sacchi!! svuota i sacchi!! La filastrocca può ricominciare!
Poi una doccia!! Finalmente!!!! A pensarci bene è una settimana che il nostro corpo non viene a contatto con quella sostanza chiamata sapone!! Chissà cosa ha pensato di noi la signora dell’albergo quando ci ha visto, o meglio sentito, entrare!!
Nel frattempo, dato che la spedizione nei dintorni di Cintalapa è sospesa, Mauricio ci propone di andare a rivedere e riarmare una grotta a San Fernando vicino a Tuxtla, la Cueva Puercoespín.
Ci spiega che loro l’hanno esplorata e rilevata nel 2001 poi praticamente non ci sono più tornati. Sul fondo c’è un sifone dove provare un immersione e diverse vie inesplorate.

“ciao a tutti
velocemente perchè c'è poco tempo
siamo tornati dalla
giungla..l'ultimo giorno vista una grotta delirante la cueva del
clarin..ambienti da favola a 30 m dal campo. vi racconteremo.
ora ci
attende una punta in una grotta con sifone. va riarmata, fotografata
rilevata e fatta l'immersione..credo non ci sentiremo prima di venerdì

besos

gio”

La domenica passa ancora una volta fra carico e scarico dei sacchi, poi nel pomeriggio trasferimento a Tuxtla e gitarella in barca al Canyon del Sumidero. Una gola profonda con pareti verticali che raggiungono anche i 1000 metri. Il posto è incedibile, ad un certo punto ci fermiamo a vedere un coccodrillo, è immobile, sembra finto, di plastica, come quelli di gardaland, ma almeno quelli si muovono, meccanicamente, ma si muovono, quello no è immobile, si fanno delle battute
“dai che andiamo a vedere se è vero”
“secondo me ci pigliano per il culo”
“anche secondo me, è di plastica, è lì solo per attirare i turisti creduloni come noi”
“ma si è proprio così”
Nemmeno il tempo di terminare con la saga delle stronzate che un rumore sordo proviene dall’acqua di fronte a noi. Una borsa a quattro zampe emerge dall’acqua e si dirige verso il destinatario delle nostre battute..è immenso!! Se il primo era grande il secondo lo è ancor di più, impressionante. I nostri volti che fino a quel momento erano solari si fanno scuri per la sorpresa!!
E noi che volevamo avvicinarci per vedere se era vivo!!
“se è meccanico per attirare i turisti creduloni come noi è fatto veramente bene!!”
Arrivati a Tuxtla ci si sistema in un elegante albergo a quattro stelle. Io stendo gli indumenti speleo sulla ringhiera davanti alla camera, fanno bella mostra di se.
La sera cena con Mauricio che ci deve dare delle informazioni sulla grotta da esplorare.
A cena Mauricio non c’è, si intuisce che ci sono dei problemi.
Non si ripete solo la filastrocca dei sacchi ma anche quella dei permessi e del “si va” e “non si va”.
Qualcuno ormai è stanco di questa incertezza, così decide che comunque l’indomani all’alba sarebbe andato a far turismo.
Francesco, il capo spedizione, non sa che fare, rischia di andare tutto a puttane, alla fine decide che alla mattina sarebbe andato a parlare con il commissario della colonia locale:
“se entro mezzogiorno non ci sono notizie positive si va tutti a far turismo!!”
così anche io, che ero incerto sul da farsi alla fine decido di restare nel gruppo e tentare o sperare di riuscire a portare avanti la spedizione.
Il lunedì mattina Ale mi sveglia
“Che fai vieni?”
“No! Io resto!!”
‘Olto galon’ (tipica espressione che indica il girarsi nel letto prima di riaddormentarsi) e dormo ancora. Al risveglio bagno in piscina e in fretta riesco a inviare un’altra mail:

ciao a tutti
qui è un casino..il gruppo si è spezzato a metà. non
sappiamo ancora se andremo in grotta o cosa..soliti casini di permessi.
ale stamattina ha abbandonato il gruppo grotta ed è andato a fare il
turista..francesco è andato a parlamentare per farsi dare
l'autorizzazione...vedremo..ci sta anche che le grotte siano finite e
che domani ci si riunisca agli altri a fare i turisti..vedremo...in
ogni caso è bellissimo...
gio e ale

Poco prima di mezzogiorno Francesco e Gianni tornano:
“Si va!!!! Preparate i bagagli che andiamo!!”
“C’è da camminare una mezz’oretta e si arriva all’ingresso della grotta, qui faremo il campo, c’è posto ed è anche un bel posto. Si devono far due viaggi in auto per portar persone e bagagli. I primi che andranno su faranno il primo giro per portare il materiale al campo.”
Io, Luca Roberto e Pierpaolo ci offriamo volontari. Solito viaggio nel confortevole cassone cabinato del pick-up.
Prepara i sacchi carica i sacchi, scarica i sacchi metti i sacchi sulle spalle e vai al posto destinato al campo..che incubo ormai se uno si vuole addormentare basta che conti i sacchi invece delle pecorelle!!
A sera siamo tutti riuniti al nuovo campo, Francesco, Natalino e Gianni ci hanno lasciato, sono tornati a Tuxtla: devono sistemare alcune cose, andare all’INAH a chiarire la nostra posizione. Devono anche tornare sul Rio La Venta, alla colonia Lopez Mateos, dove domani terranno lezione sulla speleologia a 50 ragazzi della scuola secondaria, esperienza che si rivelerà emozionante come scrive Francesco sul blog del sito www.laventa.it
Quella sera io e Roberto, non so per quale motivo particolare ci sbevazziamo una bottiglia di Rum, e rimaniamo a circolare fino a tardi mentre Morfeo è pronto ad accogliere fra le sue braccia gli altri..mentre gli altri sono trattenuti nel mondo dei vivi dal nostro vociferare. In una settimana al Clarin non era mai capitato di fare una chiacchierata così.!!
La grotta è a 10 m dalla tenda più distante, un piccolo corso d’acqua vi si getta dentro, un corso simile a quello che avevamo lasciato al Clarin, se i risultati sono uguali c’è da divertirsi!!
La mattina alle prime luci dell’alba siamo ancora a letto, qui non ci sono Pedro e Pablo che disboscano la giungla a colpi di macete !!!
Altra differenza dal Clarin è che qui siamo tutti uniti, c’è modo di conoscersi e di far gruppo!!
Umberto, che era in tenda con me, Natalino, Gianni, Lina, Clarice e Carla li conosco appena. Abbiamo solamente passato 3 giorni insieme e non c’è stato modo di capire chi fossero e cosa facessero. E loro lo stesso di me, probabilmente.
La mattina si entra in grotta per armarla. Roberto, Pierpaolo e Luca entrano per primi, io Umberto e Carla dopo un paio d’ore mentre Lina e Clarice per ultime verso l’una. Gianni, Francesco e Natalino sono a Cintalapa che tengono una lezione di speleologia in una scuola.
La grotta è molto bella, larga, ampia, non c’è mai da sfaticare o strisciare per fare un passaggio, solo scendere i primi pozzi che si susseguono l’uno dopo l’altro e camminare nel canyon discendente che porta al fondo della grotta. Le strette grotte della Lessinia sono un lontano ricordo.
Raggiungiamo la squadra d’armo.
Già qui si vedono delle vie laterali che vanno, si intuisce che oltre al rilievo c’è molto da fare ed esplorare.
Risalendo è impossibile evitare l’acqua che dall’alto si lascia cadere nei pozzi. Usciamo fradici. Fortuna che sia la grotta che l’acqua non hanno le temperature alpine!!! Alla fine si sta anche bene.
La sera si organizza la giornata seguente, ci hanno raggiunto anche gli altri tre…ormai la squadra è al completo. Io e Luca rileviamo la parte alta, la serie di pozzi, Umberto e Lina il canyon finale mentre Pierpaolo, Roberto, Carla e Natalino scendono per fotografare la grotta e per visionare il sifone terminale. Comunque non si farà l’immersione. Infine Gianni e Francesco iniziano le esplorazioni di tutte le vie e finestre laterali che incontrano lungo la discesa.
Assolto il nostro compito io e Luca non sappiamo che fare, tutti gli altri, esclusi i due esploratori, sono avanti. Decidiamo di raggiungerli. Per primi troviamo la squadra rilievo, ci invitano a rilevare un ramo che parte sulla dx. Lina è andata avanti una sessantina di metri e si è fermata ad una risalita. Do una mano a luca a risalire, non è delle più semplice ma il ragazzo ci sa fare, io date le mie notevoli incapacità nell’arrampicare decido di fermarmi..farà un rilievo speditivi lui. Va avanti ancora una ventina di metri e si ferma ad un altra risalita.
Terminata l’esplorazione e il rilievo decidiamo di uscire per non intasare l’uscita. Non abbiamo visto il sifone terminale ma poco importa, il nostro compito è stato svolto più che dignitosamente.
Parto per primo e in relax arriviamo all’ultimo tiro di corda prima dell’uscita nell’antro di ingresso. Notato un deviatore che porta dentro una visibile finestra entro e subito vedo che non c’è nessuno, solo una corda che scende in un pozzetto di pochi metri. Aspettando Luca mi accorgo come è attaccato il cordino del deviatore che ha consentito l’ingresso nella finestra… un “spuacio” (uno sputo) garantisce una tenuta maggiore infatti dopo che è entrato anche Luca si stacca. Anche se zuppi d’acqua decidiamo di aspettare. Passano pochi minuti e sentiamo delle urla e dei canti di gioia e felicità, sono Francesco ed in particolare Gianni che stanno uscendo, pensiamo sia una felicità costruita, fatta per prendere in giro noialtri, ma come fanno a sapere che c’è qualcuno li che li aspetta?!?!
Io e Luca siamo incuriositi, non capiamo, li chiamiamo ma non rispondono, i canti e i cori coprono tutto. La nostra curiosità si infittisce. Quando ci sentono ci urlano qualcosa capiamo che han trovato qualcosa di nuovo ma non ne percepiamo la portata.
Poco dopo finalmente ci raggiungono e ci raccontano di quello che avevano appena visto, esplorato scoperto. Le parole escono a fatica per l’emozione, il più freddo è Francesco. Ci dice che dopo una serie di pozzetti avevano trovato una via attiva che dopo pochi metri avevano abbandonato per gettarsi in una via fossile, un canyon alto 6-7 metri e largo circa 2.
“siamo andati avanti per circa 300m e ci siamo fermati sopra un pozzo da attraversare!!! Ragazzi qui c’è da riorganizzare il campo!!!”
Parole che non dimenticherò mai!! È l’ultima sera dell’ultimo giorno utile!!!
Si confabula, c’è ancora gente nella via che abbiamo appena rilevato io Luca nella prima parte, bisogna disarmarla e portar fuori le corde per portarle nella via nuova. Sono le tre del pomeriggio, Francesco raggiunge gli altri, io, Luca e Gianni usciamo e prepariamo una merenda-cena in quanto l’intenzione e di rientrare il prima possibile, rilevare e superare il traverso dove i due si sono fermati. Io, Francesco e Carla decidiamo di rilevare dalla base dell’ultimo pozzo in poi, Gianni e Pierpaolo la prima parte a pozzetti. Gli altri aspettano fuori. Casomai rientreranno domattina.
Alle 19 del giovedì sera entra Francesco seguito da me e dalla povera Carla che si è dovuta sopportare l’odore della mia maglietta “L’ABISSO” che, oltre a contenere fragranze pseudoascellari, è stata messa ad asciugare sul fuoco e ne ha assorbito un profumo indescrivibile. Si è così inalata un mix di profumi da fare invidia a chanel!!
La discesa della parte verticale è relativamente veloce. Solo un paio di passaggi relativamente stretti e niente più. Giunti alla base dell’ultimo pozzo ci prepariamo per il rilievo: i scrivo e faccio gli schizzi su un foglio di carta, Carla legge le distanze e Francesco direzione e inclinazione…che squadra!!
Che delirio, quando si arriva nella parte fossile e si fanno due tratte consecutive da circa 30 m l’una con la stessa direzione!!! Veramente un bel canyon che punta dritto in direzione ovest. Il fondo è argilloso, poche concrezioni, solo nella parte a monte della via fossile ne abbiamo visto una bella concentrazione. Siamo al centro della terra più o meno a 150 m di profondità rispetto all’ingresso, dall’altra parte del mondo e camminiamo come se stessimo passeggiando in via Mazzini a Verona, solo che, al posto delle case e dei negozi, ai lati abbiamo due pareti di roccia che corrono quasi parallele e sembrano avvolgerci in un affettuoso abbraccio felici di essere state illuminate per la prima volta.
Mentre rileviamo il canyon Gianni e Pierpaolo ci superano, loro hanno finito. Li raggiungiamo che hanno appena terminato di attrezzare il traverso sul pozzo che poche ore prima aveva fermato il cammino dello stesso Gianni e di Francesco. Si decide di esplorare, il rilievo verrà fatto a ritroso. Qui la grotta è concrezionata, il canyon sembra proseguire fin chissà dove. Sono in fondo. Percorse poche decine di metri sento un urlo e un forte eco.
“CHIUDEEEEEEEE!!!!! NEL BUIOOOOOOOOOOOOO!!!!” riconosco l’accento sardo di Pierpaolo.
Li raggiungo, ero rimasto qualche metro indietro, e mi fermo, solo il cuore, perché non lo si comanda, si muove, batte. Tutto il resto è immobile, lo sguardo sbarrato. Le due pareti che fino a quel momento viaggiavano parallele evidentemente hanno litigato e deciso di allontanarsi. Poi, fatta pace, si sono riunite dalla parte opposta è si sono inabissate verso un amore eterno.
Il canyon, pochi metri prima, ha piegato decisamente verso sud prima di allargarsi e inabissarsi in un salone. Alla nostra destra una colata con due grosse stalagmiti, di fronte il buio non più tale grazie ai nostri led. A fatica si vede dall’altra parte del pozzo. Misuriamo col laser da una parete all’altra, sono quasi 30m. Il soffitto è piatto e concrezionato. Ci sono dei grossi massi. Cerchiamo di spingerli verso il vuoto. Il primo si abbandona dolcemente alla gravità, è quasi felice di abbandonare quel posto dove era stato per chissà quanto tempo, tace per alcuni secondi prima di scaricare la sua gioia in un assordante boato, un po’ come noi quando siamo giunti in quel posto, silenzio prima di urlare e capire cosa ci stava capitando. Vivere un esperienza così forte con persone che fino a pochi giorni prima non sapevi nemmeno chi fossero è difficile da descrivere e narrare. Un istante che ricorderò per sempre.
Non si capisce quanto possa essere profondo il pozzo sicuramente 100 m ma forse anche 200. Francesco attacca una corda da 40 alle due grosse stalagmiti e si cala fino all’orlo. Il fondo è distante, troppo distante per rischiararlo con le nostre luci. Riesce solo a vedere qualche finestra che sembra aprire sulle pareti del mostro, Leviatang, questo è il suo nome!!! Rimaniamo in contemplazione, facciamo cadere ancora qualche masso e effettuiamo qualche scatto.
Uscendo io Carla e Francesco rileviamo gli ultimi 60 m percorsi mentre gli altri fanno foto..o meglio le foto alla fine le facciamo tutti insieme.
Verso l’una siamo fuori. Roberto ci sta aspettando e cerchiamo di raccontargli quanto appena visto. Qualcun altro sente le nostre voci e si alza incuriosito a sentire.
A letto faccio fatica ad addormentarmi. Quel mostriciattolo mi ha incuriosito, affascinato catturato, voglio vederne il fondo. Ci sono anche parecchie vie che abbiamo lasciato indietro.
La mattina al risveglio i compiti sono già definiti. Francesco e quelli rimasti fuori la sera entrano scendono il pozzo e disarmano, io e gli altri smontiamo il campo. Sto giro però non dobbiamo portare tutto a spalle fino alla strada come avevamo fatti in direzione inversa qualche giorno prima. Abbiamo infatti chiesto aiuto ai coltivatori che ogni giorno sfilavano con i loro muli o i loro cavalli vicino al nostro campo, qualcuno è anche stato colto dai simpatici omini in momenti intimi della propria esistenza…mentre cacava!!
La mattinata scorre veloce. Quando ci riuniamo sotto la maestosa pianta a lato strada dove Mauricio ci aveva lasciato pochi giorni prima ci viene raccontato quanto visto. Il pozzo salutato la sera prima è un centinaio di metri, alla base c’è un lago di circa 20 m di diametro. Il forte eco che si sentiva è dunque dato dall’impatto del masso nel lago e dalla conseguente onda.
Il pomeriggio, siamo nuovamente a Tuxtla in albergo!!! Acqua!!! Doccia!!!!! Igiene!!!! Che parolone per animali come noi!!!
Questo non è l’hotel a 4 stelle che ci aveva ospitato alcuni giorni prima ma è fichissimo!! Una stanza da 14 letti!! Chissà che concerto la notte!!
Ancora una volta scarica i sacchi sposta i sacchi dove mettiamo i sacchi!!
La sera siamo ospiti del gruppo speleo dei Jaguares di Mauricio. Tutti ragazzi giovani. Fra le altre cose gli facciamo vedere le foto. Nessuno credeva ai nostri racconti finché la grotta non è uscita dall’oscurità, in cui è rimasta per millenni, per mostrarsi proiettata sulle pareti della loro sede. Si pensa ad una nuova spedizione congiunta con i messicani per aprile 2010.
La notte, contrariamente ad ogni previsione, scorre veloce, nessun concerto in atto. O eravamo tutti talmente stanchi da non sentire russare o effettivamente nessuno ha russato fatto sta che nessuno l’indomani si è lamentato.
Arriva il pullman, lo stesso dell’andata, l’oceano ci aspetta e forse anche gli altri sei.
Disfa i sacchi ricomponi i sacchi, carica i sacchi..solita filastrocca che ci ha tenuto compagnia per tutto il periodo. E non è ancora finita!!
Fra le altre cose riesco ad inviare una mail a casa in cui chiedo spaghetti alla carbonara!!
Caricato il pullman si parte, pranzo alla tacheria di Tuxtla dove avevamo pranzato il primo giorno e poi via verso Boca del Cielo. La strada è tutta un “vibradores”, un dosso, ma alla fine arriviamo. Chiediamo alla gente stupita di 6 italiani che dovrebbero essere lì già da un paio di giorni. Ci fanno salire su un a barchetta tutti e 11, sembra sfidare Archimede ma alla fine vince..per fortuna!!!
Attraversiamo la baia e già ci si rende conto che non ci si trova in un posto tanto comune! Allo sbarco sulla lingua di sabbia che fronteggia la costa ci troviamo sotto un pergolato, qualche tavolo, un bar sulla destra. Di fronte a noi un viale, costeggiato prima da quattro costruzioni che possiamo tranquillamente definire baracche, poi da palme che ci indirizzano verso l’oceano!!!
Qua e la qualche amaca appesa. Ci incontriamo con gli altri. Giorgio svaccato sull’amaca con i suoi lunghi capelli Rasta sembra nel suo mondo. Il tramonto sovrasta l’oceano e in esso si specchia. Le palme si fanno accarezzare dall’imbrunire. Una spiaggia lunghissima solo per noi, ho già adocchiato due palme adatte per attaccarci l’amaca e dormire la notte. Facciamo anche un bagno, l’acqua è calda. L’oceano è piatto, ma quando giunge a riva gioca con noi. Ci regala onde alte nelle quali ci divertiamo a tuffarci!! Una forte risacca ci sospinge verso sud. Che vita!!!!
La cena è a base di birra e pesce. Che lusso pesce fresco pescato la mattina!
La notte mi addormento coccolato dall’oceano che mi canta la sua melodia e dalle stelle che giocano a nascondino sopra le palme.
Le prime luci dell’alba mi sussurrano che è ora di alzarsi, fra le altre cose è previsto un giro in barca nella baia per veder la flora e la fauna che la popola.
Colazione e mattinata bagno e solarium, pranzo e poi preparazione del materiale prima di partire per Città del Messico. Il programma viene svolto con dedizione e diligenza da tutti i partecipanti la gita. Nessuno si tira indietro soprattutto quando è il momento di affrontare un nuovo pranzo a base di pesce!!
Già il pranzo!!! A pensarci bene nel corso di tutta la vacanza è la prima volta che ci capita di fare un pranzo degno di tale nome!! Finora i nostri pasti di mezza giornata sono stati tutti frugali a base di barrette, tacos, panini, tortillas col tonno, e poco altro. A casa la bilancia sentenzierà -4kg!!!
La domenica a Città del Messico consumiamo la colazione in un elegante caffè, lo stesso dove Pancho Villa si fermò prima di iniziare la rivoluzione, chiamalo scemo!! Purtroppo questa è la fine della spedizione.
Un viaggio di 17 giorni che ha lasciato il segno, come si possono dimenticare gli istanti passati in questa terra lontana, le tortillas col tonno, il tang che Pierpaolo ha tanto cercato la prima settimana al Clarin, le tende, la paura dei serpenti, gli hotel, il mercato di Cintalapa dove le mosche banchettavano sulla carne appesa ai ganci, i taxi, i viaggi nei cassoni dei pic-up, il Rancho Monte Cristo, il macete di Pedro e quello di Pablo, gli hotel, i ristoranti, la birra che costa 75 centesimi alla bottiglietta, i permessi negati e quelli concessi, i sacchi il microdin per potabilizzare l’acqua e soprattutto le grotte, quel pozzo di un centinaio di metri che aspetta solo di essere esplorato. Non vi è istante che valga la pena di essere dimenticato. Persino l’imbarco sull’aereo destinato a riportarci in Europa, la vecchia Europa, ha avuto il suo fascino. La consapevolezza che lì ha trovato fine questa avventura, archiviata nel cassetto dei ricordi, ma certamente sarà seguita da altre che chissà cosa ci regaleranno.
APRILE si avvicina e si torna!!!


Giorgio A.





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