G.A.M.
Gruppo Amici della Montagna
Verona
Ma dov’è l’uscita d’emergenza? - 01/11/2009 Abisso Est
Dopo una settimana di consultazioni venerdì sera in sede abbiamo deciso la destinazione della domenica: Abisso Est. Non c’ero mai stato perciò avrei visto qualcosa di nuovo. Era dal 22 luglio che non facevo attività e la voglia era tanta per questo senza tanto pensarci e con poco interesse per la destinazione finale ho accettato.
L’appuntamento era fissato per le 7 a Verona Est. L’itinerario sarebbe dovuto essere il seguente ore 06.40 da Giorgio e 06.50 da Marco. Marco però la mattina stessa ha tirato pacco causa notte in bianco.
Con qualche minuto di ritardo eravamo quasi tutti presenti tranne Mauro, d'altronde abita e 2 minuti di macchina non poteva essere il primo ad arrivare.
Abbiamo posticipato di qualche minuto l’appuntamento con Marta previsto alle 7.30/7.45 a Dueville: non ci saremmo mai arrivati per quell’ora.
Ci siamo fermati a Luisiana per la colazione, un punto fermo in ogni uscita, e poi dritti alla grotta.
L’altopiano d’Asiago ha sempre il suo fascino, i monti dalla forma regolare, e sempre verdi che si mescolano con i faggi con le foglie rosse rendono il circondario affascinante, il fondo irregolare formato da terriccio e foglie con le rocce che affiorano rendono il tutto un po’ fiabesco.
Il parcheggio destinato alla grotta era chiaramente in ombra con erba ghiacciata, Sio Albi e io abbiamo preferito spostarci al sole, perché soffrire tanto. Thomas, Mauro, Giorgio e Marta sono rimasti all’ombra, forse pensavano fosse ancora estate.
Ci siamo caricati il materiale e abbiamo percorso quei pochi centinaia di metri che ci separavano dalla grotta. La squadra d’armo era composta da Mauro e Giorgio. Il primo entra e comunica: la grotta è armata. Ci sembrava un sogno e come se non bastasse armata da corso per cui a doppia campata.
Lasciamo i sacchi del materiale all’ingrasso della grotta, chiaramente nascosti e scendiamo.
Siamo arrivati alla frana abbastanza velocemente. L’Abisso Est ha una struttura sostanzialmente verticale, con spiazzi per riprendere fiato. E’ una grotta ariosa, molto ampia con l’unica eccezione per il tratto franato che in ogni caso è di pochi metri. Una grotta piacevole.
Superata la frana ci siamo dovuti fermare. L’armo era terminato.
La mia proposta su due piedi, fatta anche un po’ istintivamente, è stata: pranzo ad Asiago.
Nessuno mi ha assecondato. Thomas, Sio Albi e Marta sono risaliti per recuperare il materiale occorrente. Io mi rendevo conto che non sarei stato in grado di affrontare la cosa.
Arrivato il materiale abbiamo proseguito, armati altri due pozzi e poi ci saremmo fermati.
Siamo arrivati a ridosso del Pozzo da 90.
Giorgio mi chiede se ho voglia di disarmare, accetto, anche perché sono reduce da un problema al ginocchio, non aveva senso stare davanti per poi bloccare il gruppo era giusto mandare avanti gli altri. Piano piano comincio la risalita. Sorrido all’ottimismo di Giorgio: fuori in 1 ora al massimo 1 ora e mezzo. Risaliamo e disarmiamo mi rendo conto di essere fuori forma, troppo fuori forma.
Riusciamo a contenere il materiale nei 2 sacchi. Superiamo la frana, è l’inizio dell’agonia.
Non ce la faccio più, mi prendono le convulsioni. Giorgio si rende conto della situazione e si fa carico di portar su i due sacchi e la mia sacchetta viveri. Mi alleggerisce quanto più possibile. Rimane sempre a contatto visivo, una voce ogni tanto da sostegno.
Risalgo il primo pozzo sono lento da far paura, siamo in folle ritardo, gli altri sono già fuori e chiaramente non capiscono cosa possa essere successo. Chiedo quando manca, Giorgio mi dice che è l’ultimo pozzo. Lo conosco abbastanza bene, capisco dal tono di voce che sopra di noi abbiamo un altro pozzo. Arrivo alla base dell’ultimo pozzo sfinito. Avevo visto il cunicolo del pozzo da 90 che da direttamente all’esterno, stavo pensando se c’era un’uscita d’emergenza, un ascensore una qualsiasi cosa che mi riportasse su senza fare fatica. Ero finito. E mentre arrancavo pensavo a mia moglie che cominciava a preoccuparsi in considerazione dell’ora.
Mentre risaliamo ad un certo punto sentiamo una voce, non pensate male, era Sio Albi venuto a capire come mai dovessimo ancora uscire.
Il pozzetto d’entrata l’ho fatto con i bloccanti, per sicurezza, ma, di fatto, ho arrampicato.
Sono uscito, mi sembrava la fine di un’incubo. Sio Albi era lì ad aspettare pronto a dare una mano, un grande.
Siamo arrivati alle macchine. La luna piena illuminava il sottobosco, mi sono tolto a fatica l’imbrago, troppo stretto sui cosciali, e la tutta ho messo la scarpe da ginnastica ed un pile. Non mi sembrava il caso di far perdere ulteriore tempo e poi non avevo voglia di star lì di più del dovuto.
Appena salito in macchina ho provato a mandare uno sms alla moglie, ma l’altopiano di Asiago e senza copertura GSM, una località turistica sia invernale sia estiva senza copertura, incredibile, comunque sia scesi qualche centinaia di metri il messaggio è partito, in qualche metro quadro c’è copertura.
Abbiamo salutato Marta a Dueville e siamo rientrati a Verona. Arrivato a casa doccia e minestrone caldo per scaldarsi, per togliere quella sensazione di freddo che avevo.
Al di la della disastrosa conclusione, siamo già proiettati al prossimo fine settimana.
Vediamo un po’ dove ci porta la corda.........
Ma da ogni situazione c’è da imparare qualcosa e anche oggi è stata una lezione.
Regola principe di chi fa attività, rendersi conto di quali sono le proprie condizioni fisiche e non voler strafare. E’ giusto voler andare un po’ più in la per migliorarsi ma io ho esagerato creando disagio al gruppo.
L’importanza dei materiali, i segni lasciati dai cosciali, il male alle gambe sono il chiaro sintomo di un’imbrago troppo stretto e di conseguenza fonte di disagio. Il materiale va curato e regolato.
Mi dico te l’avevo detto.
Una gran lezione dal gruppo e mi sono rivisto al Tortel, erano tutti lì nessun se n’è andato. Ci siamo mossi quando tutti siamo usciti nonostante gli impegni personali, Thomas aveva una cena alla quale è arrivato in ritardo.
Bene adesso penso che sia opportuno riprendere a fare attività con un po’ di continuità riprendere fiato, e perdere peso.
Buone grotte a tutti.
Alessandro Battisti