G.A.M.
Gruppo Amici della Montagna
Verona
Bozzolo di neve - Truna su cima Trappola

Quello che posso dire è che un’esperienza del genere va provata almeno una volta nella vita…
Sono le nove e mezza di martedì sera quando riabbraccio con sentito affetto, dopo un lasso di tempo di quindici anni, un vecchio compagno di classe.
Siamo nella piazza di Bosco Chiesanuova quando rivedendoci, ritroviamo nei nostri singoli pensieri visioni di un passato ormai lontano che riaffiora, ma non fa male, anzi addolcisce il cuore.
Con la sola voglia reciproca di scambiare sprazzi di vita, ci siamo dati appuntamento per una rimpatriata.
La particolarità, per noi tutto sommato normale, sta nel fatto che i nostri racconti da grandi, le nostre avventure di vita, abbiamo deciso di raccontarcele in una Truna scavata sopra Cima Trappola, lui ha proposto l’idea, e io ho trovato naturale accettare l’invito con piacere.
Ci incontriamo insomma, l’attesa è tanto nervosa come naturale il proseguo, i primi resoconti davanti ad una birra e già sembra che il tempo non sia trascorso ed è quasi ovvio, che il giorno dopo ci si possa trovare in classe ad aspettare un’interrogazione a sorpresa!
Con noi, c’è anche Paola, di sicuro una compagnia piacevole ed una presenza mai di troppo.
Come quelle cose non pianificate ma ben riuscite, partiamo in macchina verso il parcheggio di San Giorgio.
Premetto che per me era la prima volta che mi capitava di dormire in una buca scavata nella neve, mi è capitato di dormire in posti parecchio singolari, ma questa proprio mi mancava.
Il profumo di freddo fuori dalla macchina è appena percepito, quasi come regalo, il cielo prima coperto si apre d’improvviso come un sipario enorme, e mostra le stelle che iniziano a recitare la loro commovente parte.
Come attrici consumate, non sbagliano una battuta, non una sbavatura al copione, forse, e pensarlo è bello, non tutta la trama però è rispettata, ogni tanto una stella cadente appare in cielo come battuta fresca, improvvisata, raccontata solo a noi.
Ad un certo punto ci chiediamo che fine abbia fatto la luna, visto che era piena fino alla settimana scorsa. Ma forse è meglio così, perché la sua luce avrebbe cancellato le più piccole e lontane stelle. Invece così il cosmo appare pieno di puntini luminosi, quasi che dall’altra parte di una coperta logora ci sia una luce intensa che splende. Come fossimo a latitudini sconosciute, difficilmente localizziamo le costellazioni a noi care, tanto famigliari dal balcone di casa, quanto introvabili in questa landa di luccicante stupore.

Nel frattempo camminiamo, senza lampade, magari sarebbero comode, ma è troppo bello cercare il rumore dei nostri passi appena davanti a noi, intuiamo la strada da fare, passo dopo passo, chiacchierata dopo chiacchierata.
L’aria fredda che entra nella gola mentre sulla rampa finale ne cerchi il supporto, ti stimola da dentro a proseguire, a non arrenderti a questa salita sempre più ripida che sembra non finire mai.
Ma consapevoli e tranquilli del fatto che in realtà manca veramente poco alla nostra meta, ci gustiamo il panorama attorno che sa di mondo addormentato.
Puntiamo il cornicione minaccioso, si vede appena, ma puzza di neve in agguato, ci spostiamo dal tiro beffardo di una slavinetta non gradita e poco dopo poggiamo gli scarponi sul piano. Siamo sopra, il vento saluta e noi ci immergiamo in quello che gli occhi riescono a catturare. Il mondo visto da qui è ancora più bello, buio e luminoso allo stesso tempo.
Davide ci conduce al nostro bivacco di fortuna, subito si vede solo una specie di trincea, non si capisce molto, ma dov’è sto buco?
Da gentiluomini facciamo scendere l’unica donna del gruppo, arrivata sul fondo, su consiglio gli si chiede di scavare sulla sinistra per riaprire il buco di entrata, non se lo fa ripetere due volte, a mani nude spala manciate di neve ghiacciata, ed esultando sparisce dentro quasi risucchiata dalla montagna…che donna!
Scendo per secondo, mi affaccio ed entro strisciando….se penso a quel momento mi brillano ancora gli occhi…è per quello che chiunque lo deve fare, perché la sensazione che provi in quel preciso istante è unica, irripetibile, indescrivibile.

Dentro tutti e tre, con il sedere sui dormiben, rimaniamo a stupirci del silenzio e della pace che regna, devi tornare fuori con il muso per ricrederti che il vento non è affatto cessato, sicuramente rimango per un’oretta, con una faccia da ebete contento stampata in viso, e con l’assoluta certezza di aver ripetuto per lo stesso lasso di tempo la frase,“è bellissimo”!
Non mi sembra vero che passerò la notte qui dentro! Sono eccitatissimo, esco a fare delle foto e mi crogiolo del fatto che il ventaccio gelido che tira di fuori, appena infilato dentro non lo sentirò più.
Sono seduto fuori, il buio a farti da coperta, le stelle a ricordarti che c’è tanto da essere felici, il freddo che ti permette di restare dove sei….ascolto, osservo…guardo in direzione della macchina per capire quanto è lontana, il corpo si rilassa, si gongola del fatto che questa sera, non si torna giù, si resta qua, si diventa montagna, ci si riscopre amici e ci si sente sempre più in pace con se stessi….uno dei ricordi più belli…
Alessandro M.