G.A.M.

Gruppo Amici della Montagna
Verona



7-8 marzo 2009 - Grotta Impossibile e Grotta Gualtiero Savi (TS)

È solo per caso che mi trovo a raccontare di questa avventura. Tornato dal Buso del Prestigio, con la Monica e Stefano dell’USV (Unione Speleologica Veronese) mi sento con Alessandro, di ritorno da una manovra alla Marciora e decidiamo di andare a mangiare una pizza insieme. Fra una ciacola e l’altra mi dice che per il w-e seguente ha intenzione di andare a Trieste con il GASV (Gruppo Attività Speleologica Veronese). Sapevo della gita, già Mauro mi aveva detto che sarebbe andato ma ‘sto giro mi son sentito di dire “dai che andiamo!!!”. Siamo rimasti d’accordo che avrei sentito Andrea C. o Roberto A. e poi gli avrei fatto sapere.
Quando ho sentito Andrea per sapere se “potevamo” unirci alla combriccola sono stato accolto da una risata… non stava a significare un “no”, anzi, era semplicemente dettata dal fatto che con noi 2 saremo stati in 25!!!! Ma proprio questo è il bello della speleologia, smadonnare in grotta ma stare insieme e far maraja fuori (maraja=gruppo).
Così si arriva a fatica venerdì sera al luogo dell’appuntamento. Con certezza non si sa quanti siamo, tizio manca caio pure, sempronio è partito nel pomeriggio mentre gli orazi e i curiazi passano a fare il ratto delle sabine (due amiche di Vicenza) per portarle a Trieste con noi. Dimenticavo di Glauco l’imperatore con Cleopatra che per errore è entrato in autostrada e ci aspetta all’Autogrill di Soave. Quando più o meno siamo convinti di esserci tutti ci dividiamo fra le macchine e partiamo. Mauro mi ha già chiamato e ha lasciato sfuggire un affettuoso epiteto quando gli ho detto che dovevamo ancora partire…lui era già a Vicenza. Vi lascio immaginare come può aver reagito quando, dopo circa mezzora mi ha richiamato e gli ho risposto dall’autogrill mentre tranquillo degustavo un caffè.
Il viaggio va liscio chiacchierando con Giancarlo e la Micaela di grotte fatte, dell’ultimo dell’anno che loro hanno trascorso in Sardegna mentre io e Ale al ciabattino. Subito entriamo in sintonia sembra ci conosciamo da una vita, in realtà ci siamo visti poche volte.
A Trieste siamo accolti da Mauro in splendida forma, tira fuori un salame, alcune bottigliette di birra, non molte per la verità (6 per 20 persone), ma mica deve sfamarci e dissetarci lui!!! È stato anche troppo bravo.
La mattina seguente ci svegliamo in modo da raggiungere Basoviza, il luogo dell’appuntamento, per le 9 e avere anche il tempo di fare colazione. Arrivano gli amici triestini che ci accompagnano in grotta e ci spostiamo di pochi km (credo due al massimo) con l’auto e ci cambiamo. Di li si attraversa la strada, si fanno forse 200 metri a piedi pianeggianti e siamo all’ingresso della grotta…che bello!!! La fatica per l’avvicinamento è pari a 0!!! Altro che le grotte alpine che si trovano dalle nostre parti!!!
L’ingresso, le scale fisse in ferro che subito scendono mi fanno tornar alla memoria la gita di un paio di anni fa alla Trebiciano, grotta di 350 m circa di profondità tutta attrezzata a scale fisse che termina in un salone di notevoli dimensioni sul fondo del quale scorre il Trebiciano, fiume sotterraneo che si è aperto la strada sottoterra in Slovenia e che risorge in Italia a pochi km dal mare. Soprattutto mi è risuonato l’urlo che Paola si lasciò giustamente sfuggire allorquando, giunti all’ultimo scalino, io sopra e lei sotto le pestai la mano.
Dopo aver sceso alcuni metri, e dopo aver attraversato una sala si spalanca di fronte a noi la “finestra sull’infinito”. Il buio la fa da padrone, le pareti vi si perdono. Da un lato due corde ci comunicano che l’infinito sarà la nostra meta e a noi, piccoli esseri che sovente pensiamo di essere i padroni dell’assoluto, è affidato il compito di illuminare e portare la luce.
Scesa la corda ci troviamo persi in un ambiente incredibile per dimensioni e maestosità. Un delirio. Non si sa dove andare. Da un lato una stalagmite alta, quanto sia alta non lo so dire ma credo più di 15-20 m è la regina dell’oscurità. Più avanti ciuffi di aragoniti giocano a nascondino con noi. Concrezioni eccentriche si sono divertite a giocare con la gravità.
In fondo al salone le ennesime scale di acciaio ci invitano a seguirle, “vedrete dove vi conduciamo!!” sembrano dirci.
Alla sommità una porta di acciaio, ci fa il classico”tiè!!!” oltre si sentono le macchine passare.
In realtà la porta di fronte a noi cela l’ingresso originale della grotta, quello che si aprì allorquando scavarono il tunnel dell’autostrada che collega Trieste alla Slovenia. Nel corso degli scavi si aprì un foro, così vennero chiamati gli speleo a esplorare e rilevare quanto avessero visto ed esplorato. Le luci vennero portate per la prima volta dopo chissà quante migliaia di anni negli ambienti che avevamo appena attraversato. Date le notevoli dimensioni della grotta e la sua importanza e visto anche che era intenzione da parte della società che ha effettuato lo scavo di chiudere il buco con una porta per ovvi motivi di sicurezza. Così, rilievo alla mano, è stata iniziata un opera di disostruzione che si è felicemente conclusa con l’apertura dell’ingresso attraverso il quale eravamo entrati.

Ancora entusiasti per quanto visto ieri ci alziamo e, dopo una lauta colazione, ci dirigiamo nuovamente verso Basoviza dove ci sono ancora Clarissa, Massimo e altri triestini ad aspettarci per condurci alla Grotta Savi.
L’ingresso apre sui pendii settentrionali della val Rosandra. La giornata stupenda consente di vedere Trieste e il mare, è quasi un peccato andare a imbucarsi con questa luce e questo caldo. Ma di lì a poco il pentimento è solamente un lontano ricordo. Affrontato il saltino d’ingresso (un paio di m al massimo) e il primo e unico cunicolo di pochi metri ci si alza in piedi e uno spettacolo da urlo, un vero delirio si fa davanti a noi. Concrezioni color avorio “infestano” il soffitto, le pareti e il pavimento della sala. Piccoli depositi d’acqua si sono costruiti degli sbarramenti di calcite per poter rimanere in quel paradiso il più a lungo possibile a rimirar quanto loro, impareggiabili architetti, sono riusciti a costruire.
Il tutto è talmente bello, disposto con armonia, da far quasi schifo, invidia. Già dopo i primi metri si potrebbe uscire soddisfatti. Si avanza. Esili canule candide lunghe più di un metro scendono dal soffitto testimoni di chissà quali eventi. Vaschette d’acqua limpida ci invitano ad un tuffo, peccato siano alte solo pochi centimetri.
Se da una parte è stato bello uscire presto per gustarsi anche il caldo sole pre-primaverile dall’altra è stato un peccato uscire dal quel paradiso così presto. La “gita” è breve ma intensa.

Giorgio A.





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