G.A.M.

Gruppo Amici della Montagna
Verona



15 febbraio 2009 - Passo Fittanze – Malga Lessinia

È nuovamente domenica e, dopo una settimana di lavoro, cosa c’è di meglio di una giornata sulla neve? Certamente una giornata in dolce compagnia risponderà il lettore!! Come dargli torto!! Fatto sta che mi ritrovo nuovamente da solo a vagare per la bianca Lessinia.
Sono quasi le 9 e giungo con la macchina al Passo delle Fittanze, posto di confine fra la Provincia di Verona e il Trentino che un tempo fu Austria. Molti cippi ne ricordano,ancor oggi, l’esistenza. Il termometro della vettura segna impietoso -9°C!!! Le bandiere sventolano orgogliose di se agitate dal vento, quasi a volermi salutare e a dire “ma dove c…o vuoi andare te?!?!”. Non c’è nessuno..solo due o tre auto sono parcheggiate.
Così mi incammino verso M.ga Lessinia sperando di trovarla aperta, un posto caldo può tornare utile. Decido di andare abbastanza spedito buttando comunque lo sguardo tutto attorno in modo da vedere se ci sono buchi in giro da andare a vedere. Il vento continua a soffiare gelido, il cielo è terso. Fortunatamente ci sono dei punti dove si procede riparati dal vento. Lì, nonostante i – 9°C, si sta bene, le mani e il viso riprendono calore in fretta pronti a ricederlo non appena il vento torna a farla da padrone.
Prima di arrivare a malga Lessinia passo dall’Abisso Cabianca (01441). Una cavità che apre appena sotto la strada che dalle Fittanze conduce al Bivio del Pidocchio. Una parete di rosso ammonitico veronese alta circa 3 m, che fa da sponda ad una dolina, alla base è interrotta da uno stretto passaggio in discesa che conduce su un pozzo di 80 m. Ora tale dolina risulta interamente riempita di neve, fatta eccezione per l’ingresso della cavità che soffia aria, certamente più calda di quella presente all’esterno, come se la montagna in quel punto volesse scaldarsi scrollandosi di dosso il freddo mantello. L’impresa è ardua ma il risultato suggestivo.
Dopo questa deviazione mi dirigo alla malga senza prima aver buttato l’occhio ad un paio di doline lì vicino. Fortunatamente, anche se letteralmente sommersa dalla neve la malga è aperta. Il paesaggio è mozzafiato, un delirio di neve e bianco, qualsiasi direzione da est a ovest, passando per il nord, prenda lo sguardo non può che imbattersi in candide montagne. Il Baldo si mostra in tutta la sua bellezza, dietro il Brenta e l’Adamello sembrano i due paggetti che reggono il velo della sposa, più a est il carega è il padrone assoluto della “skyline”. In mezzo la Lessinia come una regina seduta sul trono a godersi lo spettacolo.
Buttato nello stomaco qualcosa di caldo inforco le ciaspole e scendo verso la sottostante malga Campo Retratto, deviando, prima di giungervi, verso il fondo del vajo che passa sotto la Malga Coe Veronesi. Dall’alto ho visto delle doline e voglio andare a vederle. Purtroppo in quei punti, come spesso accade, l’alito della montagna rimane imprigionato sotto la coltre nevosa.
Le malghe sembrano abbandonate, memori di un tempo in cui l’uomo pose i confini e le proprietà su quei suoli che ora la natura sembra essersi ripresa quasi a dire “questo è un bene di tutti e tutti ne devono godere in egual misura”. Nemmeno i cippi che un tempo delimitavano i confini di stato sfuggono a questa legge, tutto è di tutti, non esiste Italia, Austria o qualsivoglia stato, esiste solo la terra con i suoi abitanti, siano essi uomini o animali.
Terminato il giro delle malghe mi porto verso il Bivio del Pidocchio, e di qui, invece che vagare per il bianco deserto, seguo la pista da fondo, passa proprio vicino all’abisso di Roccopiano (01104), si tratta di un pozzo di circa 40 m che apre nel prato sotto i maestosi faggi secolari, e ad un buchetto (0004) che trovammo un paio di anni fa e nel quale mandammo lo “speleo a perdere” Valeriano per scoprire che qualcuno prima di noi c’era già stato. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, mentre l’abisso di Roccopiano a fatica trafigge la neve nonostante la bocca di circa 1/2m di diametro, più vivace sembra il respiro dell’altro buco all’apparenza più modesto. Qui il metro abbondante di neve è fuso a formare una ferita di circa 80cm x 30cm. Portando con me quest’altro mistero lessinico mi dirigo verso la macchina, che dopo 5 ore di mia assenza, non è più la sola parcheggiata, ma si trova in ottima compagnia.

Giorgio A.








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