G.A.M.
Gruppo Amici della Montagna
Verona
01 febbraio 2009 Palvico invernale
Dunque, procediamo con ordine, era la fine di una manovra in forra, metà settembre, quando sentii parlare per la prima volta, di un possibile giro invernale al Rio Nero. Ora visto che questo torrente non lo avevo mai fatto, visto che la cosa suonava un filino fuori norma, visto che si dice che almeno una volta al mese si deve fare una cazzata, Dio ci scampi sempre da morte certa, decisi che quella poteva essere considerata, a pieno titolo, la mia cazzata di fine anno. I fatti dimostreranno che la cazzata, se così la vogliamo definire, di fine anno si è svolta in altro loco e in altre circostanze, ma questa è un'altra storia.
Torniamo a quella mattina di un settembre ormai lontano. Gli animi erano sereni e pacifici, si era passata l'intera notte a simulare una ricerca dispersi, e anche valutando alcune lacune o alcune cose da migliorare, si aveva comunque la sperata sensazione che un altro tassello di coesione e reciproca collaborazione era stato messo, in questo gruppo di disomogenee volenterose entità.
La sensazione era di quelle, che provi subito dopo un intenso sforzo fisico e mentale, dopo una attenta concentrazione atta a compiere quello per cui sei stato chiamato. Mi piace considerarla voglia di essere utile, voglia di partecipare, voglia di dare, nel mio piccolo, un contributo. E' quello che di solito mi passa per la mente alla fine di questi eventi, mentre stanco, ma in cuor mio felice, scaldo le mani su una scodella di caffè, che non manca mai.
Quella proposta, l'archiviai in un posto della mia mente, dove avrebbe avuto la possibilità certa di saltar fuori immediatamente, appena nel mio corpo fosse scoppiata una eccitante richiesta di adrenalina.
Mi capitava spesso di ricordare ai “veterani” che sarei stato ben volentieri della partita, e mi ricordo anche spesso delle risposte quando raccontavo in giro che prima o poi questa cosa si sarebbe fatta!
Riassumendo in breve gli svariati racconti di chi c'era già stato, nella mia mente si componeva un quadro che parlava di una forra fredda d'estate, figurati con il ghiaccio che la circonda d'inverno, della possibilità di slavine rovinate all'interno, di correnti che, se ti avessero catturato e tu non avessi avuto il tempo di aggrapparti, ti avrebbero trascinato sotto le lastre di ghiaccio più spesso, quindi a morte certa, e dell'impossibilità anche remota di poter superare una notte li dentro, nel caso, per il più disparato motivo, non si potesse procedere.....insomma, la cazzata perfetta!
Facendola corta, dopo varie pianificate rinunce, la settimana scorsa, mi arriva un messaggio da Andrea. dove scrive che è arrivato il momento di prendere freddo, tanto freddo. Mi ci sono volute solo queste parole per capire tutto, e ancora eccitato, l'ho chiamato per fargli oralmente sapere che ci sarei stato, cascasse il mondo.
Ecco perchè domenica mattina alle sei in punto al suono della sveglia, il mio umore era sereno, il mio stato vigile, il mio essere eccitato di vita. Lo zaino era pronto dal giorno prima, come per i grandi eventi, il tempo fuori minacciava neve, sputacchiava gocce di pioggia gelate, il cielo era grigio, coperto, imbronciato, cercava di rovinarmi la giornata, ma non c'è riuscito. Parcheggiata la macchina da Mirko e partiti con la sua, raggiungiamo al casello di VR Nord Andrea e il buon Tano.
Siamo in quattro, fuori nel parcheggio, la neve ci accarezza le spalle, e noi ci chiediamo se non sia meglio rinunciare. Io cerco di esprimere l'entusiasmo che comunque non mi molla, ma di sicuro non batterò i piedi per terra, se chi ha più esperienza di me decidesse di tornare a casa.
Ma il rinunciare stona sui pensieri di tutti e quattro, e anche se l'idea di infilarci in un qualche baito e scaldarci un po' suona accattivante, decidiamo di andare almeno a vederlo questo benedetto Rio Nero.
Durante il tragitto, fra un, “bè ci andiamo lo stesso” e un “ragazzi, se vogliamo portare a casa la pellaccia è meglio rinunciare”, salta fuori l'idea di fare almeno la Jacuzzi, un nome un programma, breve sicuramente, ma almeno bagniamo le mute! Anche questa idea fallisce miseramente, quando, tutti e quattro con il cappuccio in testa, ora piove, osserviamo delusi, la fine della forra, o meglio l'acqua che le scorre dentro, decisamente troppa.
E' allora che viene in mente il Palvico, è qui vicino, non è lunghissimo però, sicuramente fino alla prima briglia non è ghiacciato, poi si sfora ed almeno abbiamo fatto qualche cosa. L'idea piace a tutti e la sensazione che sarei riuscito ad inzuppare le mie chiappe nella acqua gelata, mi ha ridato entusiasmo e gioia. Ora immagino cosa può pensare la gente normale, che si trova per caso a leggere queste confuse ma sincere righe....ma chi ve lo fa fare? In una giornata così, non è forse meglio rimanere rintanati nelle vostre tane a raggomitolarsi nel caldo delle coperte...cosa volete che vi dica, sono immerso in acqua per metà, il freddo è sopportabile, davanti ho i miei amici di avventura, l'acqua scorre senza nessun bisogno di insegnarle come fare, è limpida, chiara, trasparente, non ha niente da nascondere, le pareti, alte attorno a me, mi raccontano la loro storia narrata delle sinuose movenze della roccia, si respira pace, si ascolta la natura che si esprime anche adesso al meglio....e nevica, sta nevicando, nevica su tutto e su tutti, si posa riposandosi sulle pietre emerse, e si arrende, subito, quando incontra l'impeto vivo dell'acqua. Non so perchè, o forse inconsciamente lo so, ed è per questo che sono qui, ma sono in armonia con me stesso, i miei demoni, come succede in questi casi, mi lasciano, forse anche loro si cullano nelle coperte calde, ed io ho la possibilità di prendermi una pausa, una boccata di pace ed una manciata di serenità. E' il sentire la vita selvaggia che ti tocca, che ti odora, che mi sculaccia pacifica, che mi fa star bene, e mi far assaporare meglio quello che ritroverò, una volta fuori di Qui. Come mi dico sempre, il modo migliore di apprezzare una cosa è perderla e avere la fortuna di ritrovarla.
Scivolando a valle, fra calate, nuotate e tuffi ci ritroviamo tutti e quattro a battere i denti alla briglia, mèta del giro. Ma manca il tratto più bello, il più affascinante, da qui in poi le pareti si abbracciano per non mollarsi più, diventano una grotta che serba dei luoghi magici e spettacolari, fino alla ferita nella roccia, che piange fuori le lacrime trasportate dal torrente. Ci siamo già capiti tutti solo a sguardi, abbiamo tutti voglia di proseguire, di non interrompere proprio qui, cosi, di netto, il nostro sogno, non è ancora ora di svegliarci.
Ed ecco che allora, la corda viene lanciata giù per la gola, cerchiamo di goderci questo tratto, quel tanto che basta per percorrerlo, le mani e i piedi cominciano a perdere sensibilità, e la possibilità di non poter più stringere il discensore sull'ultima calata non è cosi lontana.
Sono affacciato a questa finestra naturale ad osservare il mondo di fuori, nevica sempre, gli alberi attorno sono tutti imbiancati, laggiù in fondo, l'acqua della cascata crea una pozza gigante prima di scorrere via, ricordo la prima volta che arrivai qui, era estate, ero con delle guide che a pagamento ti facevano fare il giro e calandoti ti lasciavano una sensazione di impotenza. Oggi questo saltino me lo gestisco io, io decido della mia vita e io gusterò appieno la soddisfazione di avercela fatta.
Il Tano è partito per primo, lo fermo il tempo necessario per una foto, lo lascio proseguire e aspetto la libera. Intanto arrivano anche gli altri, mentre con la corda arrotolata al Pirana incomincio a scendere. La parete è scivolosa a dismisura, cerco con prepotenza di rimanere in piedi, a tratti ci riesco, a tratti decido che di culo è sicuramente più comodo! La cascata mi fa compagnia durante la discesa e quando arrivo in fondo, mi lascio trascinare lento dalla corrente e sorrido....si resta un po' li a chiacchierare, a fare gli ultimi tuffi, arrampicando quel tanto che basta per permettere all'acqua gelata, una volta raggiunta, di infilarsi ben bene su per il naso e crearti una sorta di blocco! Un giorno le pagheremo, sono certo che le pagheremo tutte, per adesso mi limito a divertirmi e basta!
Lentamente cominciamo a salire il sentiero che ci porterà alla strada e quella alla macchina. Sicuramente faticoso, sicuramente meno divertente, ma il giusto finale per una giornata partita con un forse e terminata con un ok. Ma il destino purtroppo, per alcuni di noi, ha riservato un finale decisamente poco piacevole. E' arrivati alla macchina, che ci accorgiamo che qualche cosa non va, la macchina è aperta, mancano degli effetti personali, e tutti ci rendiamo conto, non è la prima volta purtroppo, che qualche merda di uomo ha frugato fra le nostre cose, che la peste lo colga direbbe qualcuno, che non si faccia trovare dico io, rischia parecchio...
Alessandro M.