G.A.M.
Gruppo Amici della Montagna
Verona
19 e 20 luglio 2008 - Grotta Aladino

Dopo aver tanto sentito parlare di quella lente di calcare fra i graniti dell'Adamello, a quasi 2000 m, che ha permesso la genesi di una grotta, finalmente è capitata l'occasione buona per andarci.
Un paio di settimane fa, infatti, quelle montagne hanno ospitato un esercitazione del soccorso. In accordo con la squadra di Verona la grotta è stata lasciata armata per consentire a chi ne avesse avuto voglia di andare a farsi una "gita" per togliere le corde.
Le incognite sono molte, dall'avvicinamento, ne avevo sentite di versioni, alcune parlavano di un oretta altre di tre ore di cammino, alla logistica, alla grotta stessa.
Alla fine ci siamo trovati in nove, io e Alessandro del gruppo con Paolo, Monica, Stefano, Marco e Milena dell'USV. Grandissima è stata la compagnia e la presenza della Gabriella e della Vanna da Genova.
Lasciata la macchina nei pressi di una malga ci incamminiamo verso l'ingresso nei pressi del quale c'è una seconda malga, più piccola, che usiamo come base. Quando entriamo ormai è tardo pomeriggio. La prima parte è costituita da una serie di brevi salti (il più alto è 17 m) più o meno arrampicabili che ci portano sopra il pozzo da 35, il più profondo. Le pareti sono bianche, color latte come raramente capita di vederne in giro.
Sceso il 35, caratterizzato da una parete nera carbone che contrasta col biancore visto sopra, iniziano gli ambienti orizzontali intervallati da due salti, uno di 20 me l'altro di 28 m. Sopra questo secondo pozzo sono presenti delle concrezioni candide e pure, delle piccole pozze d'acqua contenenti pisoliti. Alcuni si sono fermati qui mentre gli altri hanno sceso il pozzo Babilonia (quello da 28m) prima di iniziare ad uscire e a disarmare la grotta.
Alle 6:00 del mattino, quando siamo usciti, il sole inizia a farsi vedere fra i monti di fronte all'ingresso della grotta, mentre un mare di nebbia impedisce di vedere il fondovalle.
Giorgio A.