G.A.M.
Gruppo Amici della Montagna
Verona
Forse niente di nuovo.......
.......questione d'esperienza!
Buon giorno, io sono tra quei pochi che superati i trenta, preso atto degli acciacchi e dell'impossibilità di fare attività sportiva a buon livello ha avuto la singolare idea di avvicinarsi alla speleologia.
A Febbraio la mia dolce metà mi ha "chiesto" d'accompagnarla presso la sede del GAM. Un suo amico, Gianpaolo, le ha proposto di frequentare il "VII Corso d'Avvicinamento alla Speleologia" e di conseguenza avevo l'obbligo morale d'accompagnarla ed eventualmente di partecipare attivamente a questa nuova esperienza. Quel venerdì sera siamo arrivati al Bastione di San Procolo che ormai erano la 22.00, siamo saliti alla segreteria del gruppo. Li abbiamo incontrato alcuni membri del gruppo, abbiamo chiesto informazioni in merito al corso e cosa fosse la speleologia.
Risultato: io mi sono iscritto, la mia dolce metà ha cortesemente respinto l'invito dall'amico.
Ad aprile è cominciato il corso con lezioni teoriche presso la sede e pratiche, con un continuo innalzamento delle difficoltà tecniche.
Il primo vero approccio ai fondamentali di salita e discesa è stato fatto ad Avesa nelle vecchie cave di marmo. Li abbiamo visto come salire e scendere, frazionamenti e traversi. Un approccio "soft", finalizzato ad apprendere le varie tecniche senza correre troppi rischi. Il bello sarebbe arrivato l'indomani. Ci aspettava il famoso Ponte di Veja: la prima vera prova del "9".
Era una primaverile giornata d'Aprile, una domenica, chiaramente. La nostra squadra d'armo, ormai consolidata nei componenti, aveva trascorso la notte la cosicchè la mattina presto ha cominciato ad armare il nostro percorso di formazione.
Salite, discese, frazionamenti e traversi. Chiaramente le altezze sono aumentate rispetto il giorno prima. Fatto il primo giro Giorgio ha attirato la mia attenzione. Il Ponte era a nostra disposizione.
Era metà mattina quando abbiamo affrontato la salita.
Già a prima vista dava l'impressione di essere fisicamente impegnativa, lo è diventata anche mentalmente una volta raggiunto il primo frazionamento. E' proprio li che ti rendi conto di essere qualche decina di metri da terra. O meglio, ripensandoci, ti senti proprio appeso per aria, in uno di quei momenti che vorresti salire molto velocemente, il terrazzo del ponte è li a pochi metri, ma ti rendi conto che scendere sarebbe più comodo. Mi ricordo ancora l'agitazione negli ultimi metri di risalita. Arrivato in cima, ancora con la corda vincolata ai bloccanti mi sono inginocchiato a baciar terra.
Abbiamo finito la mattinata con un'altra risalita fatta a ridosso del sentiero che porta alla base del ponte.
Dopo pranzo, giusto per mantenere alta la tensione, Michele mi ha chiamato. Avevo finito con lui la mattina e stavo per cominciare il pomeriggio. Era giunto il momento della discesa..........
Scena esilarante se non fosse stato per la paura. E' stato in quel frangente che ho imparato la tecnica della "salamandra": strisciare a pancia in giù per scendere piano piano. E' stato in quel mentre che una signora mi ha fatto tutte le raccomandazioni del caso, io con molta cortesia ho chiesto se non aveva altro da fare..........Comunque sia sono riuscito a scendere per poi, nel tardo pomeriggio, risalire.
Poi ci sono stati i Lesi, per consolidare le tecniche di salita/discesa. Il ponte del 25 Aprile è stato utilizzato per fare le ultime grotte del Corso e avere l'occasione per una girata nei dintorni di Trieste.
Se la prima è stata impegnativa la seconda è stata tragicomica.
In compagnia di Gianpaolo ho affrontato la discesa nella Noè. Pensavo di aver passato il peggio a Veja, ma non era così.
Mi ci sono voluti 20 minuti buoni per cominciare la discesa finale. Gianpaolo, Michele e Giuliano a sdrammatizzare, io con la fifa nera addosso. Ma poi sono sceso.
Ci sono state altre grotte, il Corchia, la Preta e il Giacominerloch. Altre esperienze e altre fatiche.
E sempre più profondità.
Che dire, tante cose, ma se non si provano sono difficili da trasmettere. Paura e adrenalina viaggiano insieme. La paura ti accompagna sempre, per fortuna, nei momenti più difficili quando sei in situazioni non proprio stabili o quando hai dei passaggi difficili da affrontare, l'adrenalina quando stai scendendo, quando vedi il fondo del pozzo o hai appena superato una difficoltà.
E' particolare la sensazione che si prova l'assenza di riferimenti esterni ti impedisce di quantificare il tempo di permanenza in grotta, la difficoltà, almeno per me, di capire la distanza coperta. La sensazione di isolamento dal resto del mondo. In alcuni momenti una singolare sensazione di tranquillità, e certo chi vuoi che rompa li sotto. Un equilibrato connubio di individualità e gruppo. Già perchè in certi momenti o ce la fai tu o nessuno lo può fare per te, certo ti vengono date le indicazioni del caso per non incasinarsi la vita, ma sei sempre tu in prima persona. E nei momenti difficili arriva il gruppo a darti una mano. Soli ma mai abbandonati!
Penso sia questo il segreto di questa attività. Un'attività per chi vuole mettersi alla prova ma allo stesso tempo crede fermamente al gioco di squadra. Perchè oggi tu aiuti me ma un domani le cose possono invertirsi..........perchè sapere che c'è qualcuno da coraggio. E allo stesso tempo ci si misura con se stessi e con gli altri. Ti confronti in bravura e fisicità, ognuno al proprio livello.
Già perchè se la tecnica ha il suo peso ma anche i muscoli hanno il loro. Anche se a guardar gli speleo che girano non si direbbe, non siamo propriamente dei filiformi. Abbiamo degli addominali da panca (di taverna) ben sviluppati!
Ma l'arma più importante è la mente. In un ambiente a noi non congeniale, ma non ostile, la fatica viene decuplicata. E quando il fisico stenta è la mente che deve prendere il sopravvento. Già perchè quando sei la sotto, il panico è meglio evitarlo e la serenità aiuta molto nei momenti difficili.
D'altronde in un contesto che si è formato in migliaia di anni sarebbe un'incongruenza la predominanza della fretta e della frenesia. Il segreto per riuscire è un equilibrio fisico e mentale.
Questa è la speleologia. A voi che volete avvicinarvi a questa attività sappiate che quello che vi spetta è questo: fatica, sudore e tante soddisfazioni. Perchè ogni grotta è qualcosa in più che si scopre e tecniche che si affinano.
E soprattutto una buona birra fresca a fine grotta!
Alessandro Battisti